Anni Novanta – Duemila

La salvaguardia delle coste

L'erosione costiera della Costa Viola e di Cannitello: lo studio di correnti e maree, delle fiumare e dei detriti dell'autostrada, e dei moli con gli sbocchi sui lati sbagliati.

Negli anni Novanta e Duemila Giovanni Santoro si occupò, come marittimo, della salvaguardia delle coste, ben consapevole del gravoso problema dell'erosione costiera, insieme ad altri esperti e all'amministrazione di Villa San Giovanni.

Non progettò i moli: studiò l'andamento delle correnti e delle maree lungo la costa e ne evidenziò i problemi, dal ripascimento delle spiagge con i sedimenti delle fiumare ai detriti scaricati a mare dall'autostrada, che ripascevano di poco le spiagge per poi sparire l'anno dopo. Segnalò inoltre la progettazione di moli con gli sbocchi dai lati sbagliati rispetto alla normale progettazione.

Già vent'anni fa l'amministrazione sapeva che a Cannitello, senza lo scorrimento delle fiumare, impedito dalle occlusioni dovute all'autostrada, sarebbe arrivata l'erosione della costa.

Un sistema, non un punto

Il principio che guidò il suo studio è che l'intero sistema di moli e pennelli va studiato in funzione delle correnti e delle fiumare, e non in base all'erosione di una singola zona costiera. Un tratto di spiaggia che arretra non si spiega da solo: dipende da ciò che accade lungo tutta la costa, dal mare che la muove e dai fiumi che la alimentano.

È la stessa impostazione delle linee guida nazionali sull'erosione costiera, elaborate dal Tavolo nazionale con il coordinamento di ISPRA: la difesa della costa si pianifica a scala di unità fisiografica, cioè di un tratto di costa che funziona come un sistema unico, e tra gli interventi considerati ci sono le opere distaccate, i pennelli, i ripascimenti e i sistemi di by-pass (Linee guida TNEC 2018; ISPRA).

Le correnti del Mediterraneo

Il Mediterraneo riceve acqua dall'Oceano Atlantico attraverso lo Stretto di Gibilterra. Le correnti superficiali nascono da questo afflusso e seguono in prevalenza un andamento ciclonico, cioè antiorario: l'acqua entrata a Gibilterra scorre lungo la costa nordafricana e, in prossimità dello Stretto di Sicilia, una parte sale verso il Tirreno, dove forma a sua volta una circolazione ciclonica (Wikipedia, sezione correnti).

Lo Stretto di Messina e il Tirreno calabrese

Lo Stretto è il punto in cui il Tirreno e lo Ionio comunicano. Le sue correnti dipendono soprattutto dalla tendenza dei due mari a livellarsi, oltre che dalle maree: cambiano verso circa ogni sei ore, alternando la «montante» e la «scendente», con una velocità massima di circa 9 chilometri orari. Tra un'inversione e l'altra c'è una breve pausa, le «acque stanche» (Treccani). Lungo le coste si formano anche controcorrenti, chiamate «refoli» o «bastardi» (Arci La Dimora).

Il mare che investe la costa tirrenica calabrese è dunque il risultato di più movimenti insieme: la circolazione del bacino, le correnti dello Stretto, il moto ondoso e il vento. Un molo o un pennello che sporge dalla riva cambia il modo in cui l'acqua e la sabbia si muovono lungo quel tratto, e può avere effetti sui tratti vicini.

Le fiumare, la sabbia della costa

Le fiumare, i corsi d'acqua a regime torrentizio della Calabria, portano al mare i sedimenti che alimentano le spiagge. In Calabria circa 750 chilometri di costa sono interessati dalla foce di fiumare, con elevati carichi solidi (Bombino et al., 2022). Per la Regione Calabria la riduzione degli apporti delle fiumare, fonte prioritaria di ripascimento, è una delle cause dell'erosione.

Quando i sedimenti non arrivano alla foce, la costa si impoverisce. Lo studio sulla fiumara Gallico, con 264 briglie, ha mostrato un'influenza del sistema di briglie sull'evoluzione della linea di riva. Il tavolo tecnico della Città metropolitana di Reggio Calabria definisce i due fenomeni, fiumare ed erosione, «due facce della stessa medaglia» (CityNow). A Cannitello, secondo l'analisi di allora, le occlusioni dovute all'autostrada impedivano proprio questo percorso dei sedimenti dalle fiumare alla riva.

I detriti dell'autostrada

Una parte del materiale di risulta dell'autostrada veniva scaricata a mare. Quei detriti ripascevano di poco le spiagge, ma poi sparivano l'anno dopo: un ripascimento che non dura non sostituisce ciò che portano le fiumare, e non risolve l'erosione.

I moli e i loro sbocchi

La forma e l'orientamento di un molo contano quanto la sua posizione. Giovanni Santoro evidenziò la progettazione di moli con gli sbocchi sui lati sbagliati rispetto alla normale progettazione, cioè rivolti in modo da non tener conto di correnti e maree. Un'opera mal orientata può fermare la sabbia da un lato e accelerare l'erosione dall'altro.

Perché non basta guardare una sola zona

Se si interviene solo dove l'erosione è visibile, si rischia di spostare il problema: l'effetto di un'opera dipende da come cambia il movimento dell'acqua e dei sedimenti lungo tutta la costa. Per questo il suo studio considerò insieme la baia della Costa Viola, le correnti, le maree, le fiumare e i moli, come un unico sistema.